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Chardonnay di montagna che nasce da vigneti selezionati tra Magrè, Salorno, Cortaccia e Pochi, su suoli calcarei che ne guidano la cifra verso freschezza e precisione. Il profilo è nitido e pulito: frutto giallo e agrumi, tocchi floreali e una traccia minerale che accompagna il sorso. La vinificazione e l’affinamento in acciaio sulle fecce fini mantengono il vino succoso, equilibrato e secco, rendendolo ideale come bianco quotidiano di classe.
| Tipologia vino | Vino Bianco |
|---|---|
| Vitigno | 100% Chardonnay |
| Denominazione | Alto Adige DOC |
| Annata | 2024 |
| Filosofia produttiva | Biologico |
| Abbinamenti | Crudo di gamberi, Insalata di mare, Spaghetti alle vongole, Pasta al pesto, Pesce al forno, Pollo arrosto, Robiola, Caprino fresco |
| Allergeni | Solfiti |
| Formato | Bottiglia 0,75l |
| Regione | Trentino-Alto Adige |
| Stato | Italia |
Località di provenienza
Vigneti selezionati a Magrè, Salorno, Cortaccia e Pochi (BZ).
Terreno
Suoli sabbiosi, ghiaiosi e molto calcarei.
Altitudine
210-650 metri s.l.m.
Metodo produttivo
Vendemmia manuale.
Fermentazione a temperatura controllata in acciaio.
Affinamento in acciaio, sulle fecce fini e sui lieviti, per circa 4 mesi.
Colore giallo paglierino brillante e limpido, con riflessi verdognoli.
Al naso risaltano aromi discreti ma ben definiti: pesca, melone, agrumi, cenni floreali e note minerali.
Al palato si presenta morbido, secco, equilibrato e di medio corpo. Chiusura pulita e scorrevole.
La storia dell'azienda ebbe inizio nel 1823, allorché Johann Lageder, apprendista artigiano, cominciò a commerciare in vini a Bolzano. I suoi figli e nipoti decisero di acquistare dei vigneti e produrre essi stessi del vino. Alois III, pronipote del capostipite, capì che la varietà climatica dell’Alto Adige poteva diventare un fattore vincente, e nel 1934 acquistò la tenuta Löwengang di Magrè, nella parte meridionale dell´Alto Adige. Fu lì e in altri villaggi che fece installare dei torchi per produrre vino, e ben presto anche diversi viticoltori cominciarono a conferirgli le proprie uve. Nel 1963, Alois III morì improvvisamente, quando il figlio Alois IV aveva solo 12 anni. Toccò quindi a sua moglie Christiane e alla figlia maggiore Wendelgard rilevare provvisoriamente l’azienda paterna, finché il fratello Alois IV, a metà degli anni Settanta, prese in mano la tenuta insieme a sua sorella e suo marito ed enologo cognato Luis von Dellemann. Da quel momento, introdusse severi criteri di qualità, adottando al tempo stesso dei metodi innovativi nei vigneti e in cantina, che gli valsero un posizionamento più elevato sul mercato. Applicando i principi del metodo biologico-dinamico, la tenuta coltiva oggi 55 ettari.


